La dipendenza da cibo, sintomi e origini socio-cognitiva - Studio Cambia Menti

La dipendenza da cibo: sintomi e origini socio-cognitiva

La dipendenza da cibo si caratterizza per il consumo compulsivo di alimenti desiderabili (cibi grassi, zuccherati…) capaci di attivare il sistema di ricompensa, nonostante gli effetti negativi. Come ogni addiction, il rapporto di dipendenza tra persona e cibo si manifesta con una forte perdita del controllo di sé stessi, un senso di vergogna, un senso di colpa/fallimento e una forte difficoltà a mantenere l’impegno e la promessa a non ricadere in quel comportamento.

A differenza dei disturbi dell’alimentazione (anoressia, bulimia, bingeeating), la dipendenza di cibo non induce a comportamenti compensatori come vomito, uso di lassativi, attività fisica eccessiva ed è ristretta ad un particolare tipo di alimenti.

Un’altra differenza è quella con la “fame nervosa”, caratterizzata da un’attivazione indipendente dal bisogno di cibo e da un consumo di cibo veloce ed esagerato‍. Tuttavia, le differenziazioni tra disturbi dell’alimentazione e dipendenza da cibo sono ancora oggetto di studio e di ricerche: non esiste consenso definitivo sul concetto di dipendenza da cibo, né sulla possibilità di far coincidere questa condizione con la dipendenza da abuso di sostanze.

Ad esempio, tra le cause di dipendenza di cibo si riscontrano fattori generici, tra cui variazioni dell’umore, gravidanza, periodi di stress,ansia che non permettono di definire con esattezza due condizioni cliniche completamente separate.

Al di là delle categorizzazioni diagnostiche, è interessante considerare l’origine socio-cognitiva della dipendenza da cibo, direttamente legata all’evoluzione della specie e al cambiamento dei bisogni primari dei significati che l’uomo attribuisce al cibo.

Al giorno d’oggi, nei paesi più ricchi, ognuno può scegliere la propria dieta: la possibilità di mangiare e di avere accesso ogni giorno ad un’infinità di alimenti diversi crea ansia e rende difficile il controllo e la regolazione.

Questa possibilità di scelta mette alla prova il nostro sistema cognitivo che deve elaborare numerosi fattori legati all’alimentazione tra cui, soprattutto, il valore nutritivo del cibo e la gradevolezza del gusto, due elementi che nell’alimentazione moderna sono sempre più spesso dissociati. Tale dissociazione crea possibili difficoltà nella stima dell’apporto calorico andando a rendere meno lineare il processo cognitivo secondo cui la gradevolezza del gusto è generalmente connessa al valore che il cibo assume nel nostro cervello: più alta è la gradevolezza, più alta è la ricompensa che ne traiamo ingerendolo. Infatti, l’alimentazione quotidiana richiede un raffinato bilanciamento tra meccanismi biochimici e cognitivi che ci inducono sia alla ricerca e all’assunzione del cibo, sia all’inibizione dell’impulso ad assumere più nutrienti di quelli necessari.

Questo cambiamento nella tendenza alla ricerca del cibo e alla preferenza per i cibi a più alto contenuto calorico (molto prezioso in termini evoluzionistici) è all’origine della trasformazione del cibo da bene primario per la sopravvivenza a oggetto di dipendenza per il suo valore di ricompensa.

In altri termini, il consumo di cibo può disregolare i meccanismi cognitivi e cerebrali legati alla ricompensa e alla motivazione, stimolandoli in maniera eccessiva e sostituendosi alle ricompense naturali.

In questo quadro, il cibo occupa una funzione molto speciale: è necessario alla sopravvivenza (a differenza delle sostanze d’abuso) e ha un valore di ricompensa, diventando così un oggetto di dipendenza e d’abuso ancora più difficile da riconoscere e gestire.

In conclusione, la breve ricostruzione del modo in cui il consumo di cibo è diventato una dipendenza permette di sottolineare una grande particolarità: il soggetto dipendente dal cibo è costantemente costretto a relazionarsi con l’oggetto fonte di sofferenza e disagio, rendendo più complicato l’evitamento e la differenziazione tra gli aspetti positivi e quelli negativi del suo modo di alimentarsi.

Questa specificità pone nuovi importanti interrogativi sulla cura e sul trattamento di questo particolare tipo di sofferenza.

Riferimenti bibliografici

Mengotti P., Foroni F. (2015). Il cibo tra desiderio e inibizione: processi cognitivi e correlati neurali, in Neuroetica e dipendenza.

Meule, A., Gearhardt, A. N. (2014). Food addiction in the light of DSM-5. Nutrients. 2014 Sep 16;6(9):3653-71. doi: 10.3390/nu6093653.

https://apc.it/disturbi/adulto/anoressia-e-bulimia/disturbi-alimentazione/

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