Le due facce della solitudine - Studio Cambia Menti

Le due facce della solitudine

Il senso di solitudine è una costante della condizione umana che accompagna ognuno di noi nel proprio percorso di crescita.

Il sentirsi soli oscilla continuamente tra due poli: ad un estremo, la solitudine viene esperita come sentimento doloroso associato a isolamento e abbandono, mentre all’altro polo è vissuta come uno spazio privato di introspezione ed espressione della propria soggettività e creatività personale.

La connessione e lo scambio tra questi due poli è la dinamica psicologica che consente alla persona di non rinchiudersi né in un isolamento depressivo, né in un ritiro narcisistico; infatti, il prevalere della solitudine dolorosa edella tendenza all’isolarsi o ritirarsi dalla socialitàsono fattori che possono favorire l’emergere di una psicopatologia da isolamento.

Alcune delle manifestazioni sintomatologichericorrenti in chi soffre per l’isolamento possono essere: incapacità di avere rapporti profondi con gli altri (non avere amici, ma solo conoscenze superficiali) sentirsi soli anche tra molte persone, avere pensieri negativi, dubitare di sé stessi e delle proprie capacità, trovare molto faticosi i contatti con le altre persone.

Dal punto di vista delle neuroscienze, le ricerche sulle aree cerebrali coinvolte nella regolazione emozionale hanno mostrato che esiste una correlazione tra predisposizione genetica e tendenza all’isolamento sociale, tuttavia non è ancora chiaro se è l’isolamento a influire sul funzionamento biologico (innalzamento dell’“ormone dello stress”) o viceversa.

D’altra parte, gli studi e le osservazioni di Melanie Klein (1959) e di Donald Winnicott (1958) sullo sviluppo psicologico e relazionale del bambino conferiscono un certo valore al modo in cui la solitudine viene vissuta a partire dalla prima relazione con la madre fino all’età adulta. La strutturazione psichica del senso di solitudine può essere fatta risalire all’intimo contatto tra madre (o altra figura accudente) e bambino, nel quale la profonda comprensione dei due avviene senza l’uso di parole.

La perdita di questa comprensione totale e preverbale è ciò che fa nascere nostalgia per tale stato infantile, ovveroun senso di solitudine per aver perso una relazioned’intesa e di coinvolgimento esclusivo.

In altre parole, questa esperienza di un rapporto di intima unione con l’altro che si prende cura del bambino lascia una profonda nostalgia dentro ogni essere umano.Affinché ciò non sfoci in esiti psicopatologici (isolamento totale, chiusura in sé stessi), è necessaria un’interiorizzazione degli aspetti buoni delle figure genitoriali per tollerare al meglio l’inevitabile comprensione parzialeche l’adulto incontra nel percorso di conoscenza di sé e nelle relazioni con gli altri.

Da questo punto di vista, seguendo anche le riflessioni teorico-cliniche di Winnicott, la “capacità” di essere solo è una conquista importante per lo sviluppo psichico ed emozionale del bambino. È una capacità fondata sull’accettazione di un paradosso: essere capaci di stare da soli in presenza dell’altro, cioè tollerare l’esistenza di uno spazio privato in sé e nell’altro che non può essere totalmente conosciuto e comunicato.Se la persona sente di poter “essere solo con l’altro”, allora vuol dire che si è costruita un’identità separata dalle figure che lo hanno accudito durante l’infanzia.

È importante distinguere le due facce della solitudine (solitudine creativa e isolamento) e riconoscere che nei momenti più difficili della vita un profondo senso di isolamento può portare non solo ad un evidente ritiro dal mondo sociale, ma anche ad una non comunicazione con sé stessi.

In conclusione, alcuni suggerimenti che consentono, a seconda della persona, di uscire gradualmente dal proprio stato di isolamento e di entrare di nuovo in contatto con gli altri e con sé stessi possono essere: rivolgersi ad uno psicoterapeuta per comprendere il significato del proprio senso di solitudine, cogliere occasioni per socializzare, invitare amici o parenti a casa o uscire per andare a trovarli, restare in contatto con gli altri e farsi coinvolgere da associazioni locali.

Riferimenti Bibliografici

Klein M. (1959), Sul senso di solitudine, in “Il nostro mondo adulto” Martinelli, Firenze 1974.

Winnicott D.W. (1958), The Capacity to be Alone, Int. J. Psycho-Anal., 39, in “Sviluppo affettivo e ambiente” Armando Editore, Roma, 1970.

https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/s/solitudine-e-salute

https://www.lettera43.it/solitudine-scienza-patologia-depressione-cura-biologia

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