Il senso di colpa nel disturbo ossessivo compulsivo - Studio Cambiamenti

Il senso di colpa nel DOC

Il disturbo ossessivo compulsivo è un disturbo caratterizzato dalla presenza, da parte dell’individuo, di ossessioni disturbanti e compulsioni conseguenti alle ossessioni.

Le ossessioni sono idee, immagini o impulsi di tipo ricorrente, persistente, involontario, intrusivo e ansiogeno. Si presentano in modo disturbante e ripetuto nella mente dell’individuo che non riesce a controllarle.

La perdita di controllo nei confronti delle ossessioni genera emozioni sgradevoli come ansia, paura, sensi di colpa e quindi attiva nella persona l’urgenza di trovare una soluzione.

La soluzione che l’individuo mette in atto in questi casi è la compulsione.

Le compulsioni sono rituali che si esprimono con particolari azioni o atti mentali che i soggetti si sentono spinti a compiere ripetutamente per cercare di ridurre o prevenire l’ansia causa dalle ossessioni.

Sono quindi comportamenti ripetitivi, come ad esempio lavarsi le mani, contare, ripetere delle formule mentalmente o verbalmente, che l’individuo agisce al fine di mediare e ridurre l’ansia e l’angoscia provocata dalle ossessioni.

Le compulsioni riducono le sensazioni sgradevoli delle ossessioni per un tempo limitato e quindi non in modo definitivo. Di conseguenza l’individuo metterà in atto nuove compulsioni per mediare e ridurre lo stato di angoscia attivando un circolo vizioso di ansia e senso di colpa senza fine.

I sintomi e i segni tipici del DOC sono molteplici. Una delle conseguenze delle manifestazioni che viene riscontrata e associata al DOC è il senso di colpa dei soggetti che ne sono affetti.

Infatti, il senso di colpa rappresenta uno dei nuclei emotivi più rilevanti e studiati in questo tipo di disturbo. Molte teorie indicano che, numerosi pazienti, presentano la paura di essere moralmente inadeguati o di causare danni a sé o agli altri.

Non si tratta semplicemente di un’emozione comune, ma di una forma di colpa inflazionata, iper-responsabile, spesso scollegata da reali comportamenti problematici.

Le ricerche dimostrano, come molte forme di DOC quali ad esempio quelle sul controllo, sulla contaminazione, sul senso religioso/morale, sono particolarmente caratterizzate da un senso di responsabilità molto elevato.

Alla base del disturbo vi è la convinzione irrazionale che pensare un possibile danno sia quasi equivalente a causarlo o che non prevenire ogni possibile rischio rappresenta una colpa grave. Questo schema rigido viene percepito dalla persona come potenzialmente pericoloso o moralmente cattivo, generando un senso di colpa anticipatorio e retrospettivo che spinge verso rituali di controllo.

Le persone con DOC sono molto sensibili alle emozioni morali.

Il disturbo non nasce solo dal timore di un danno concreto, ma spesso dal timore di essere moralmente inaccettabili, negligenti o cattivi. Questo tipo di colpa è detta colpa deontologica, contrapposta alla colpa altruistica: la persona teme di violare una regola morale interna, anche se nessuno subirebbe un danno reale.

In questo modo, possiamo leggere i comportamenti compulsivi come dei modi per neutralizzare la colpa. Secondo la terapia cognitivo-comportamentale essi funzionano come tentativi di abbassare l’ansia e ristabilire l’immagine di sé come persona moralmente integra.

Il senso di colpa che si manifesta nell’individuo con DOC può dipendere dal grado di insight che egli ha nei confronti della patologia. L’insight è il grado di consapevolezza che l’individuo ha nei confronti dell’irragionevolezza del disturbo e della sua manifestazione.

Il senso di colpa patologico è trattabile. Le terapie più efficaci, come la Terapia Cognitivo-Comportamentale con Esposizione e Prevenzione della Risposta (ERP) o i protocolli metacognitivi e cognitivi, lavorano su:

  • riduzione dell’iper-responsabilità morale
  • accettazione della presenza di pensieri intrusivi
  • revisione degli standard etici irrealistici
  • desensibilizzazione al rischio di errore
  • apprendimento di un rapporto più sano con la colpa “normale”

L’obiettivo finale sarà quello di rendere autonomo il paziente nella gestione del sintomo e, man mano, nella riduzione dello stesso al fine di migliorare la sua qualità di vita.

Riferimenti bibliografici

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