Il rimuginio nel depresso
La depressione è uno dei disturbi psichici più comuni e invalidanti, derivante spesso a seguito di una sensazione di perdita o di una perdita effettiva.
Una delle espressioni tipiche e caratterizzanti dallo stato depressivo è rappresentata dal rimuginio.
Quest’ultimo si presenta come un disturbo del tono dell’umore, ossia di quello stato d’animo, positivo o negativo, che va ad influenzare il modo in cui una persona percepisce, pensa ed agisce.
Esso può presentare una condizione altalenante, quindi flessibile. Negli individui che soffrono di depressione manca questa flessibilità, per cui il loro umore è costantemente basso, indipendentemente dalle situazioni esterne.
Si parla infatti di umore depresso, per esprimere una condizione caratterizzata da profonda tristezza, perdita di motivazioni ed interesse nelle attività quotidiana, fino ad interferire con la capacità di funzionamento nella vita quotidiana.
Il rimuginio si delinea in un processo di pensieri ripetitivi e negativi, focalizzati su preoccupazioni passate o future che vengono percepite dal soggetto come incontrollabili.
Esso può essere utile in piccola parte per la risoluzione dei problemi, ma diventa dannoso quando si trasforma in un ciclo persistente di pensieri astratti andando così a caratterizzare uno stile di pensiero negativo, analitico e ripetitivo e a mantenere ancora più vivo lo stato ansioso e depressivo.
Un aspetto da tenere in considerazione nell’atto del rimuginare è la posizione di passività che mantiene la persona che attua questo meccanismo. Rimuginare non porta mai a soluzioni, ma blocca l’attenzione su interrogativi irrisolvibili e su eventi passati.
l tempo trascorso a rimuginare amplifica le emozioni come la tristezza, il senso di colpa o l’inadeguatezza, rendendo l’umore particolarmente instabile e caricando la persona di un senso crescente di impotenza.
Generalmente la persona può chiedersi: “perché mi sento così?”, “perché non riesco a cambiare?”, “perché ho sbagliato ancora?
Tutte attività di pensiero queste che non orientano ad alcuna azione per modificare la situazione.
A tal proposito, una serie di ricerche psicologiche hanno confermato come il rimuginio non rappresenta solo l’effetto dello stato depressivo, ma anche il suo fattore di mantenimento. Studi longitudinali hanno evidenziato che chi rimugina tende a sperimentare maggiori episodi depressivi lunghi e intensi, e ha più probabilità di ricadute future.
Inoltre, il rimuginio è molto spesso associato a ritiro sociale, in quanto la mente è talmente assorbita dai propri contenuti interni da lasciare poco spazio alle relazioni e alla realtà esterna.
È stato anche dimostrato che le persone differiscono nello stile con cui rispondono alla tristezza. Chi tende a rimuginare mantiene viva e intensifica l’emozione negativa; al contrario, chi adotta strategie più orientate all’azione o alla distrazione riesce spesso a ridurre l’impatto della tristezza. Chi tende a rimuginare rimane più a lungo intrappolato nello stato depressivo, perché continua a nutrirlo con pensieri autoriferiti e ripetitivi. Successive ricerche hanno confermato che il rimuginio è legato anche a bias attentivi verso informazioni negative, a una minore flessibilità cognitiva e a difficoltà nella regolazione delle emozioni.
Anche sul piano fisiologico, la ricerca suggerisce che il rimuginio sia associato a un’attivazione prolungata dei sistemi dello stress, rendendo più difficile per la persona recuperare un senso di equilibrio.
Per gestire il rimuginio può essere utile interrompere il ciclo dei pensieri ripetitivi focalizzandosi sul presente con attività di concentrazione come la mindfulness o esercizi fisici o agendo concretamente sulle preoccupazioni invece di rimuginare su di esse.
Importante inoltre fissarsi degli obiettivi concreti per facilitare lo spostamento del focus dai pensieri negativi ad obiettivi costruttivi.
Se il rimuginio è persistente e influisce notevolmente sulla qualità della vita è importante rivolgersi ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta per essere guidati alla scoperta o al perfezionamento di strategie adeguate.
Comprenderlo e imparare a gestirlo rappresenta quindi un passo cruciale nel percorso di cura e prevenzione.
Riferimenti bibliografici
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