DISTURBI D’ANSIA, DEREALIZZAZIONE E DEPERSONALIZZAZIONE: QUALE RELAZIONE?

I disturbi d’ansia rappresentano una categoria di patologie tra le più comuni e diffuse nella
popolazione. Tendenzialmente sono disturbi caratterizzati da paura, preoccupazione,
ipervigilanza e tensione persistenti. In alcuni casi la forte ansia può generare esperienze
dissociative come derealizzazione e depersonalizzazione. Prima di addentrarci
nell’argomento, e capire quale relazione leghi i disturbi d’ansia con queste singolari
esperienze, cerchiamo di darne una definizione esaustiva. La depersonalizzazione consiste
in un’alterata percezione di sé, nella quale l’individuo si sente distaccato dal proprio corpo,
dai propri pensieri o dalle proprie emozioni, come se fosse un osservatore esterno della
propria vita. La derealizzazione è l’esperienza soggettiva di percepire il mondo esterno
come irreale, ovattato, distante o privo di vita. Le persone descrivono il mondo come “piatto”,
“artificiale” o “come in un sogno”.

Da un punto di vista neurobiologico, sia l’ansia sia i fenomeni di derealizzazione e
depersonalizzazione implicano alterazioni nel funzionamento del sistema limbico, in
particolare dell’amigdala, e nella connettività tra aree limbiche o corteccia prefrontale. La
depersonalizzazione e la derealizzazione possono rappresentare un tentativo del cervello
di disconnettersi temporaneamente da un’esperienza emotiva troppo intensa e
insostenibile. Questo è evidente quando, nei casi di attacchi di panico, vediamo il cervello
attivare una risposta di allarme mediata dal sistema nervoso autonomo. In alcuni casi,
questa forte attivazione può provocare un meccanismo difensivo dissociativo che riduce
temporaneamente l’intensità dell’emozione. Studi di neuroimaging mostrano che durante
episodi di depersonalizzazione si osserva una riduzione dell’attività limbica e un aumento
dell’attività nelle regioni prefrontali, come se il cervello spegnesse la risposta emotiva per
proteggere l’individuo da un sovraccarico di stress. Come abbiamo appena capito, la
relazione tra ansia e fenomeni dissociativi è molto evidente nel disturbo di panico. Fino al
60-70% dei soggetti con disturbo di panico riferisce episodi di derealizzazione o
depersonalizzazione durante o subito un attacco. Tali esperienze possono poi portare alla
creazione di un circolo vizioso: ansia, derealizzazione/depersonalizzazione, paura di
impazzire, ulteriore ansia. Questo meccanismo contribuisce al mantenimento dei disturbi
d’ansia, rendendo difficile la regolazione emotiva e la percezione di controllo.
Se guardiamo questi fenomeni da un punto di vista cognitivo, la derealizzazione e
depersonalizzazione possono essere viste come conseguenze di un’iperattivazione
attentiva interna. Questa focalizzazione eccessiva produce un senso di estraneità e
alienazione, in quanto l’individuo si osserva da fuori, perdendo la spontaneità
dell’esperienza. Allo stesso tempo, l’ansia cronica e la tensione continua riducono la
connessione con l’ambiente, alimentando la percezione di irrealtà. Pertanto, si può dire che
la derealizzazione e depersonalizzazione funzionano come una forma estrema di
evitamento emotivo: quando la paura o lo stress diventano insostenibili, la mente “si
distacca” per ridurre il dolore.

Questi sintomi dissociativi non sono però esclusivi del disturbo di panico, ma possono
essere presenti anche in altri disturbi d’ansia. Nel disturbo d’ansia generalizzato,
l’iperattivazione costante e il rimuginio cronico possono portare a una sensazione di
disconnessione e stanchezza emotiva, che si manifesta in esperienze lievi di
derealizzazione. Nel disturbo d’ansia sociale, nelle situazioni di forte paura sociale, alcuni
individui riportano esperienze di depersonalizzazione come risposta automatica a uno
stress acuto. Invece, nel disturbo post-traumatico da stress, molti sintomi di ansia acuta si
accompagnano a derealizzazione e depersonalizzazione, soprattutto nelle forme
“dissociative” del disturbo.

In conclusione, come si denota da tutte queste evidenze scientifiche, il comun denominatore
è lo stress eccessivo che supera la capacità di regolazione del sistema emotivo, inducendo
la mente a proteggersi attraverso la dissociazione.

Riferimenti bibliografici

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